
Nel 2026 le banche centrali continuano ad acquistare oro perché il panorama monetario è meno prevedibile. I tassi rimangono elevati, le tensioni geopolitiche persistono, i deficit pubblici destano preoccupazione e la fiducia nelle principali valute si sta diversificando. In questo contesto, l’oro conserva uno status unico. Non è debito di nessuno. Non dipende da uno Stato emittente, da una banca commerciale o da un sistema di pagamento controllato da una potenza straniera. Questa neutralità attrae le autorità monetarie. Il World Gold Council indica che le banche centrali hanno acquistato 288,9 tonnellate d’oro nel secondo trimestre del 2026. Questa ripresa, dopo un primo trimestre in rallentamento, conferma che gli acquisti ufficiali rientrano in una strategia a lungo termine.
La domanda ufficiale torna a crescere
I dati disponibili confermano che la domanda ufficiale rimane sostenuta, pur non essendo uniforme. Nel maggio 2026 le riserve mondiali dichiarate sono aumentate di 41 tonnellate nette, secondo i dati compilati presso FMI e banche centrali. Nei primi cinque mesi dell’anno, la Polonia ha acquistato 64 tonnellate, l’Uzbekistan 33, la Cina 25 e il Kazakistan 20.
Questi dati richiedono comunque prudenza: le statistiche possono essere riviste e coprono soltanto le operazioni dichiarate o stimate. Inoltre, le variazioni mensili possono includere swap o altre transazioni. Il quadro riflette quindi gli acquisti ricorrenti di alcuni soggetti, non un comportamento identico di tutte le banche centrali.
Diversificare le riserve senza abbandonare il dollaro
Le valute di riserva e le obbligazioni sovrane restano essenziali per finanziare le necessità correnti e intervenire rapidamente sui mercati. L’oro non è destinato a sostituirle. Rappresenta invece una componente strategica complementare, capace di ridurre la concentrazione delle riserve in attività denominate in valuta.
Questa diversificazione risponde al rischio di tasso, al rischio di credito dell’emittente e alle oscillazioni delle valute di riserva. Uno studio del FMI osserva che le banche centrali che diversificano attivamente verso l’oro appartengono soprattutto a economie emergenti e che la quota aurea tende a crescere con l’aumento dell’incertezza economica globale.
Rispondere al rischio geopolitico
Le riserve valutarie servono anzitutto a rafforzare la capacità di un’economia di resistere alle tensioni sulla valuta, sulla bilancia dei pagamenti o sul finanziamento esterno. In questo contesto l’oro offre un vantaggio specifico: non presenta rischio di credito. Il FMI ne evidenzia anche il potenziale di resilienza nel lungo periodo durante le fasi di stress.
Tuttavia, questa qualità non elimina il rischio di mercato. Il prezzo dell’oro può oscillare sensibilmente e il metallo non genera un rendimento corrente. Perciò le banche centrali lo inseriscono in una struttura di riserve più ampia, nella quale altri attivi garantiscono la liquidità immediata.
I principali acquirenti nel 2026
I profili degli acquirenti mostrano la varietà delle strategie nazionali. Alla fine di maggio, la Banca nazionale polacca deteneva 614 tonnellate e perseguiva un obiettivo dichiarato di 700 tonnellate. La Cina ha aggiunto 10 tonnellate in maggio, ventesimo mese consecutivo di acquisti netti secondo la compilazione del World Gold Council, raggiungendo circa 2.331 tonnellate, pari al 9% delle riserve.
L’Uzbekistan, che ha acquistato 33 tonnellate dall’inizio dell’anno, aveva una quota d’oro prossima all’87% delle riserve. Tali proporzioni non sono trasferibili da un Paese all’altro: dipendono dalla struttura delle riserve, dalle esigenze di liquidità e dai vincoli di ciascuna economia.
Una convinzione confermata dalle indagini
La tendenza non si basa solo sugli acquisti dichiarati. Il World Gold Council indica nella sua indagine del 2026sulle riserve delle banche centrali che l’89% delle banche centrali intervistate prevede un aumento delle riserve mondiali di oro nei prossimi dodici mesi. Un livello record del 45% prevede inoltre di aumentare le proprie riserve.
Questo dato dimostra che l’oro continua a essere percepito come un’attività di riserva prioritaria. Anche quando i prezzi sono elevati, le banche centrali privilegiano la sicurezza, la diversificazione e la neutralità. Il prezzo di acquisto conta, ma non cancella l’obiettivo strategico.
Conclusione
Le banche centrali continuano ad acquistare oro nel 2026 perché il contesto globale richiede riserve più diversificate, più neutre e più solide. La ripresa del secondo trimestre conferma che la tendenza rimane solida, nonostante un inizio d’anno incerto. L’oro risponde a diverse esigenze istituzionali: ridurre la dipendenza dal dollaro, proteggersi dal rischio geopolitico, rafforzare la credibilità del bilancio e preservare una riserva internazionale riconosciuta ovunque. In un sistema monetario più frammentato, l’oro riacquista una funzione centrale: quella di un asset di fiducia, raro, liquido e indipendente.
Da La rédaction Godot & Fils
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