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PERCHÉ STA CAMBIANDO LO STATUS DELL’ORO COME BENE RIFUGIO
Il 17/07/2026 12:30 da La rédaction Godot & Fils

Il vero cambiamento: il rifugio non offre più una protezione automatica

Al 17 luglio 2026, l’evento saliente non è di natura geopolitica ma di mercato: nonostante una situazione più tesa in Medio Oriente, l’oro e soprattutto l’argento hanno registrato un calo. Giovedì 16 luglio, il prezzo spot dell’oro è sceso a 3.975 dollari l’oncia, con un calo di circa il 2,1% nella seduta, mentre l’argento è sceso a 55,53 dollari, pari a quasi il -4% in un giorno, secondo le notizie Reuters riportate da MarketScreener e Fidelity. Rispetto al 10 luglio, quando l’oro si attestava ancora intorno ai 4.105,97 dollari, il calo settimanale sfiora il 3%; per l’argento, la flessione è più marcata, dell’ordine del 7%-8%. Il segnale è chiaro: in questo momento, il metallo giallo reagisce meno come una garanzia immediata contro il caos e più come un asset penalizzato dal rialzo del dollaro e dei rendimenti reali.

 

Inflazione in calo, ma il mercato è ancora ossessionato dalla Fed

Il paradosso deriva dalle statistiche statunitensi pubblicate questa settimana. Il 14 luglio il BLS ha indicato che l’inflazione CPI di giugno ha registrato un rallentamento al 3,5% su base annua, contro il 4,2% di maggio, con un calo mensile dello 0,4%. Il giorno successivo, il BLS ha riportato un PPI in calo dello 0,3% su base mensile, anche se il ritmo annuale rimane elevato al 5,5%. In teoria, questo allentamento avrebbe dovuto favorire l’oro. In pratica, gli operatori hanno colto un altro aspetto: la Fed guidata da Kevin Warsh continua a non voler dare segnali di allentamento, e l’aumento del prezzo del petrolio legato alle tensioni con l’Iran alimenta il rischio di un rimbalzo dell’inflazione nella seconda metà dell’anno. È proprio questa combinazione di fattori ad aver pesato sui metalli.

Il mercato obbligazionario conferma questa analisi. Il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni è risalito al 4,20% il 16 luglio, contro il 4,18% del 15 e il 4,16% del 9 luglio, secondo i dati del Tesoro americano. In altre parole, anche con un’inflazione momentaneamente più contenuta, il costo opportunità di detenere un’attività senza cedola rimane elevato. Per quanto riguarda l’argento, al problema si aggiunge una maggiore sensibilità ciclica: quando le aspettative di crescita e di liquidità peggiorano, l’argento registra rapidamente una performance inferiore a quella dell’oro.

Cosa cambia per un investitore privato

Per un investitore privato, l’attuale andamento suggerisce non tanto un proseguimento meccanico quanto piuttosto una strategia disciplinata di costruzione della posizione. Primo punto: il recente calo non interrompe necessariamente il trend rialzista di lungo periodo, ma ricorda che acquistare oro dopo uno shock geopolitico non è sempre la scelta tempestiva giusta se, in seguito, il dollaro sale e la Fed inasprisce la propria politica. Secondo punto: l’argento rimane potenzialmente più volatile in entrambe le direzioni. A giugno la LBMAha registrato ancora 9.464 tonnellate d’oro e 28.082 tonnellate d’argento nei caveau londinesi, in aumento rispetto al mese precedente, mentre la Perth Mint ha venduto a giugno solo 29.730 once d’oro e 293.732 once d’argento in prodotti coniati: la domanda di investimenti in metalli fisici esiste ancora, ma non è affatto euforica. Per un risparmiatore, ciò depone a favore di acquisti dilazionati e di una ponderazione sull’argento più moderata rispetto a quella sull’oro.

Ultimo segnale della settimana, più aneddotico ma rivelatore del persistente fascino dei beni tangibili: secondo Reuters Connect e i media francesi, il 6 luglio il museo Lalique in Alsazia è stato oggetto di un furto lampo di una ventina di gioielli, per un valore di diversi milioni di euro. Non si tratta di un segnale di mercato, ma di un promemoria concreto: in un contesto in cui il valore concentrato, trasportabile e immediatamente monetizzabile torna ad assumere un ruolo strategico, il premio psicologico sui beni fisici non scompare. Il prossimo vero punto di riferimento per l’oro e l’argento sarà meno la prossima questione geopolitica e più il binomio dollaro-tassi reali in vista della riunione della Fed del 28 e 29 luglio 2026.


Da La rédaction Godot & Fils

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