
L’intelligenza artificiale viene spesso associata al rame, all’elettricità, ai semiconduttori e all’argento metallico. L’oro viene citato molto meno spesso. Eppure, è comunque presente in alcuni elementi fondamentali dell’infrastruttura digitale. Non serve a realizzare i modelli di IA stessi, ma è presente nell’hardware che permette ai chip di funzionare velocemente, a lungo e con un’elevatissima affidabilità.
L’argomento è tornato alla ribalta con lo studio pubblicato alla fine di settembre 2026 dal World Gold Council. Il suo messaggio è sfumato: il boom dell’IA non ha ancora trasformato in modo spettacolare la domanda industriale di oro. I produttori cercano addirittura di ridurre la quantità di metallo utilizzata quando i prezzi sono elevati. Tuttavia, lo studio individua anche un settore da tenere d’occhio: la fotonica, e più precisamente la «co-packaged optics», che potrebbe rafforzare il ruolo dell’oro nei data center di nuova generazione.
Cosa c’è da ricordare dell’articolo
· L’oro non è il metallo più evidente nell’IA, ma continua a essere utilizzato in componenti elettronici ad alta affidabilità.
· Il World Gold Council sottolinea che il boom dei chip per l’IA non ha ancora provocato un aumento massiccio della domanda tecnologica di oro.
· La domanda industriale di oro legata all’IA riguarda soprattutto le interconnessioni, alcuni moduli di potenza, la fotonica e le architetture ottiche avanzate.
· La tecnologia «co-packaged optics» potrebbe diventare un mercato più importante se i data center passassero a comunicazioni ottiche più vicine ai processori.
· Per l’investitore privato, il tema va interpretato come un sostegno a lungo termine, non come un motore immediato paragonabile alle banche centrali o agli ETF.
In che modo l’oro interviene nei chip di IA?
L’oro è apprezzato nell’elettronica per ragioni semplici: conduce molto bene l’elettricità, resiste alla corrosione e rimane affidabile in ambienti difficili. Nei componenti di fascia alta, queste qualità contano più del costo unitario del metallo. Ciò è particolarmente vero quando il guasto di un componente può costare molto di più del risparmio ottenuto su pochi milligrammi d’oro.
Nei chip IA, l’oro può essere presente nei fili di collegamento, in alcuni contatti, nei rivestimenti o in interconnessioni specifiche. Non è una presenza sistematica. Può essere sostituito da rame, alluminio o altri materiali quando i vincoli lo consentono. Tuttavia, nelle architetture in cui l’affidabilità, la dissipazione termica o la stabilità elettrica sono prioritarie, l’oro mantiene un ruolo importante.
Il World Gold Council ricorda che le applicazioni elettroniche rimangono la principale categoria di domanda tecnologica di oro. Nel suo rapporto del secondo trimestre del 2026, l’organizzazione indicava che l’uso tecnologico dell’oro si era leggermente rafforzato, attestandosi a 80 tonnellate, trainato in particolare dalla domanda legata all’intelligenza artificiale, nonostante la debolezza di alcuni segmenti dell’elettronica di consumo.
Moduli di potenza: il mercato nascosto dei data center
Un data center dedicato all’IA non si limita alle GPU. È necessario alimentare, proteggere, raffreddare e collegare migliaia di chip. Questa infrastruttura si basa su moduli di potenza, convertitori, connettori, circuiti ad alta frequenza e componenti in grado di sopportare carichi elettrici elevati.
È qui che l’oro può svolgere un ruolo indiretto. Il World Gold Council osservava già nella sua analisi tecnologica del primo trimestre 2026 che l’espansione dei moduli di potenza avanzati nel settore automobilistico e nei data center dedicati all’IA continuava a sostenere determinati utilizzi del metallo. Il punto è importante: l’oro non si trova solo nel chip. Può trovarsi anche attorno al chip, negli strati di connessione e nei componenti che garantiscono la continuità elettrica.
La domanda industriale di oro dipende quindi meno dal numero di server che dalla complessità delle architetture. Più i data center cercano potenza per rack, più aumentano i vincoli di affidabilità e di gestione termica. Ciò può mantenere una domanda di materiali di alta gamma, anche se i produttori riducono le quantità utilizzate per componente.
Fotonica: perché l’IA cambia la prospettiva
Il vero cambiamento potrebbe provenire dalla fotonica. I grandi modelli di IA richiedono scambi massicci di dati tra processori, memoria e apparecchiature di rete. Man mano che i cluster crescono, la circolazione delle informazioni diventa un collo di bottiglia. Il trasferimento dei dati consuma energia, genera calore e limita le prestazioni complessive.
Ecco perché gli operatori del settore stanno prestando maggiore attenzione alle comunicazioni ottiche. Il sito LightNOW, citando un’analisi di Yole Group, spiega che l’infrastruttura di IA sta entrando in una fase in cui la comunicazione diventa un vincolo centrale per i data center. Le interconnessioni ottiche e la fotonica non sono più solo argomenti di telecomunicazioni. Stanno diventando possibili soluzioni al problema della larghezza di banda e dell’efficienza energetica dei cluster di IA.
In questo contesto, l’oro può trovare impiego in alcuni componenti ottici o fotonici, in particolare grazie alla sua durata e alle sue prestazioni elettriche. Il World Gold Council cita anche gli elettrodi ad alta frequenza e alcuni componenti ottici come settori in cui l’oro rimane rilevante.
Co-packaged optics: l’aspetto da tenere d’occhio
La co-packaged optics consiste nell’avvicinare i componenti ottici ai processori o ai circuiti di commutazione. L’obiettivo è ridurre le perdite elettriche, migliorare la larghezza di banda e limitare il consumo energetico. Per i data center di IA, questo tema sta assumendo un’importanza strategica. Tom’s Hardware ha in particolare riportato le ambizioni di NVIDIA relative alla fotonica al silicio e alla co-packaged optics per le infrastrutture di IA di nuova generazione.
Il World Gold Council presenta proprio la co-packaged optics come un settore emergente in grado di sostenere la futura domanda di oro. Non si tratta ancora di una vera e propria rivoluzione. La tecnologia è ancora in fase di adozione graduale, con un bilanciamento tra costi, rendimento, affidabilità e industrializzazione. Ma se i data center migreranno verso architetture ottiche più integrate, alcuni materiali altamente affidabili, tra cui l’oro, potrebbero trarre vantaggio da questa transizione.
Ciò che è misurabile e ciò che rimane speculativo
Occorre rimanere cauti. Lo studio del World Gold Council sottolinea un punto: nonostante la forte crescita della domanda di chip per l’intelligenza artificiale, la domanda di oro non è aumentata in modo proporzionale. Gli sforzi di miniaturizzazione, sostituzione e riduzione delle quantità utilizzate compensano in parte la crescita dei volumi.
In altre parole, l’intelligenza artificiale non determina automaticamente un’esplosione della domanda industriale di oro. Piuttosto, crea nuovi utilizzi ad alto valore aggiunto. Il potenziale esiste, ma dipenderà dalla velocità di adozione della fotonica, dal livello di affidabilità richiesto dagli hyperscaler e dal prezzo relativo dei materiali.
Per l’investitore privato, si tratta di una sfumatura essenziale. L’oro rimane innanzitutto un bene monetario e patrimoniale. Le banche centrali, gli ETF e la domanda fisica incidono oggi molto di più sul mercato rispetto ai data center. Tuttavia, la domanda industriale di oro legata all’IA può diventare un sostegno secondario, discreto e strutturale.
Conclusione
Anche l’intelligenza artificiale consuma oro, ma in modo meno spettacolare di quanto suggeriscano alcune narrazioni di mercato. Il metallo giallo rimane presente nei chip ad alta affidabilità, nei moduli di potenza, nelle interconnessioni, in alcuni componenti fotonici e nelle architetture di ottica co-packaged.
Il punto chiave è la qualità della domanda. L’IA non sta ancora trasformando l’oro in un metallo industriale di massa. Piuttosto, ne rafforza gli usi specializzati in cui l’affidabilità prevale sul costo. Questo da solo non basta a spiegare l’andamento del prezzo dell’oro. Ma aggiunge un tassello interessante alla tesi di lungo termine: l’oro non è solo un bene rifugio. Rimane anche un materiale fondamentale in alcune tecnologie avanzate.
Da La rédaction Godot & Fils
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